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Area Peligna: note sul settore forestale

pubblicato 16 nov 2017, 02:11 da Presidenza ForestAbruzzo

In merito all'incontro promosso dal Sindaco di Pratola Peligna, legato alla questione "incendi" di questa estate e in cui è stata proposta la costituzione di una ATS, mi permetto di inviarti alcune osservazioni.

Come giustamente osservato diversi comuni dell'area sono parte di Consorzi Forestali, con soci pubblici e privati, con i quali hanno convenzioni di gestione in essere. Nell'area sono presenti il *CF Alto Gizio, il CF Alto Sangro, il CF Colle Rotondo, il CF Alta Valle del Sagittario, il CF Subequano, il CF Maiella Ovest*. I Consorzi operano come strumenti tecnico-operativo dei Comuni nella gestione forestale sia attraverso il tentare di accedere a finanziamenti pubblici, sia, ove possibile, attraverso l'attività "privatistica" dei tagli boschivi di uso civico e commerciale.

In alcuni casi (es. Pettorano sul Gizio, Rocca Pia, Bugnara, ... ) i Consorzi hanno anche realizzato i *Piani di Gestione* (anticipandone i costi), cosa che ha permesso, ad esempio, a Bugnara di presentare, attraverso il Consorzio Colle Rotondo, un progetto ai sensi della Misura 8.5 del PSR. Cosa che avevano fatto anche i comuni di Pettorano e Rocca Pia nella scorsa programmazione, sempre attraverso i Consorzi di riferimento (Alto Gizio e Alto Sangro).

Inoltre i Consorzi si sono fatti anche promotori di *progetti "collaterali"* al settore forestale, come il progetto "Terre Italiche" per la Misura 7.4.1 del PSR, con beneficiaria l'Associazione "Condotta Forestale", che ha coinvolto diversi comuni, alcuni anche non associati ai Consorzi (Corfinio, Raiano, Roccacasale, Bugnara, Rocca Pia, Introdacqua, Scanno, Goriano e Castel di Ieri).

Per quanto riguarda specificatamente l'accesso alle *misure forestali del PSR*, la citata 8.5 o il prossimo 8.3 "Prevenzione dei disastri naturali e degli incendi", è opportuno sottolineare che questo è legato alla presenza di un Piano di Gestione per proprietà superiori a 50 Ha (vigente o precedentemente inviato alla Regione) non per un "capriccio" regionale, ma perchè previsto dall'art. 21 del Reg UE 1305-2013 sullo sviluppo rurale. Tale previsione, quindi, non è superabile.

Per ciò che riguarda la proposta di munirsi "in estremis" del Piano dobbiamo ricordare quanto precisato dalla Regione, precisazione peraltro da noi non condivisa, rispondendo ad una FAQ per la 8.5: "Non essendo dette norme (Regolamento) all'attualità emanate e non recando la norma disposizioni transitorie in relazione a detto aspetto, non ricorrono le condizioni per avviare i procedimenti. Pertanto, per quanto concerne eventuali Piani per i quali l'istruttoria non sia stata già avviata in vigenza delle norme abrogate con la LR 3/2014, la condizione di ammissibilità non può essere considerata rispettata con l'invio di un nuovo piano".
Pertanto la proposta di andare a redigere un piano è ad oggi inutile ai fini dell'accesso al PSR.
Ciò senza considerare i costi e i tempi di redazione di un piano. Per dare un'idea il Piano di Bugnara è stato realizzato in 18 mesi con un costo di € 75.000.

L'ipotesi quindi di una ATS "generalista" - se operante nel settore forestale, cosa peraltro riportata nei resoconti giornalistici, ma non presente nella proposta di ATS che parla di "ambiente, agricoltura e turismo" - nel quadro esposto rischia quindi di divenire più un problema che una opportunità.

E' invece certamente utile un coordinamento di area che, mi permetto suggerire, sarebbe bene allargare ai soggetti operanti nel settore, a partire, appunto, dai Consorzi Forestali.

Restiamo quindi a disposizione.

Cordiali saluti

*Gaspar Rino Talucci - FORESTABRUZZO - Consorzi Forestali Associati*

20 novembre 2017 - Convegno delle SAF Marche

pubblicato 13 nov 2017, 07:02 da Presidenza ForestAbruzzo   [ aggiornato in data 13 nov 2017, 07:04 ]

Riorganizzazione del Ministero: nasce la Direzione generale delle foreste

pubblicato 2 nov 2017, 09:42 da Presidenza ForestAbruzzo

Il 05/10/2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il regolamento che, nell'ambito della Riorganizzazione del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, istituisce la Direzione generale delle foreste.

Alla Direzione sono attibuite la rappresentanza e tutela degli interessi forestali nazionali in sede europea e internazionali,coordinamento delle politiche forestali nazionali e regionali.

Tra le competenze della neonata Direzione troviamo:
  • l'eleborazione delle lineee di politica forestale, anche con riferimento al dissesto idrogeologico e alla mitigazione dei cambiamenti climatici;
  • controllo e monitoraggio del consumo del suolo forestale;
  • elaborazione e coordinamento delle politiche della filiera legno, in coerenza con quelle dell'Unione Europea.
  • il coordinamento delle politiche di biodiversità negli ecosistemi forestali.
  • il coordinamento e tutela dei patrimoni genetici e delle sementi di interesse forestale, nel rispetto della normativa europea e internazionale vigente;
  • la tutela e valorizzazione dei prodotti forestali e del sottobosco;
  • gli adempimenti relativi all'attuazione del decreto ministeriale n. 18799 del 27 dicembre 2012 di istituzione dell'Autorità nazionale competente per l'applicazione del regolamento (UE) n. 995/2010 del Parlamento Europeo e del Consiglio;
  • la certificazione in materia di commercio internazionale e di detenzione di esemplari di fauna e di flora minacciati di estinzione, di cui all'art 8-quinques,comma 3-quinques, della legge 7 febbraio 1992 n.150 tramite le unità specializzate dell'Arma dei carabinieri;
  • la tenuta dell'elenco degli alberi monumentali e rilascio del parere di cui all'articolo 7, comma2  e 4 della legge 14 gennaio 2013, n.10.

La Camera dei Deputati ha trasformato in legge il ddl 4522 Domini Collettivi

pubblicato 2 nov 2017, 08:11 da Presidenza ForestAbruzzo   [ aggiornato in data 2 nov 2017, 08:13 ]

La nuova Legge sancisce che gli enti esponenziali delle collettività titolari del diritto d'uso civico e della proprietà collettiva hanno personalità giuridica di diritto privato ed autonomia statutaria.

Agli enti esponenziali della collettività (es: comunioni familiari montane, comunalie, consorzi di utenti, università agrarie, beni sociali, vicinie, regole, comunelle, partecipanze agrarie, società di antichi originari, ius, consorterie, ademprivi, ASUC, ASBUC, frazioni) la legge riconosce la personalità giuridica di diritto privati e autonomia statutaria e affida la competenza all’amministrazione dei beni collettivi, che in mancanza vengono amministrati dai comuni ( il relatore ha segnalato che quest’ultima è la situazione più diffusa in Italia, specie nel sud e nelle isole. In base all'ultimo censimento dell'agricoltura si ricava che dei quasi 17 milioni di ettari di superficie agricola totali in Italia, ben 1,66 milioni di ettari, cioè il 9,77 per cento, risulta appartenere a comunanze, università agrarie, regole o comuni che gestiscono la proprietà collettiva) .

I beni collettivi restano inalienabili, indivisibili, inusucapibili e a perpetua destinazione agro-silvo-pastorale; essi sono elencati all’art. 3 che include: le terre di originaria proprietà collettiva; le terre con le costruzioni di pertinenza assegnate in proprietà collettiva agli abitanti di un comune o di una frazione a seguito della liquidazione dei diritti di uso civico e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento esercitato sulle terre di soggetti pubblici e privati; le terre derivanti da scioglimento delle promiscuità ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 1766 del 1927 sul riordino degli usi civici; le terre derivanti da conciliazioni nelle materie regolate dalla predetta legge, che ha previsto la possibilità, in ogni fase del procedimento di liquidazione degli usi civici, di promuovere un esperimento di conciliazione. Poi: le terre derivanti dallo scioglimento di associazioni agrarie, ovvero le associazioni di cui alla legge n. 397 del 1894; le terre derivanti dall'acquisto, ai sensi dell'articolo 22 della legge n. 1766 del 1927 e dell'articolo 9 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102; le terre derivanti da operazioni e provvedimenti di liquidazione o estinzione di usi civici; le terre derivanti da permuta o donazione; le terre di proprietà di soggetti pubblici o privati su cui i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici non ancora liquidati.

Non vengono modificate l procedure di liquidazione previste dalla legge del 1927.

Con particolare riguardo alle comunità montane, si prevede che entro un anno dall'entrata in vigore della legge le regioni debbano, nel rispetto degli statuti delle comunità montane, disciplinare con legge i profili relativi alla gestione di beni agro-silvo-pastorali.

18 ottobre 2017 - Villavallelonga - Consegna attrezzature progetto "Biomasse"

pubblicato 20 ott 2017, 01:12 da Presidenza ForestAbruzzo   [ aggiornato in data 20 ott 2017, 01:46 ]

Sono state consegnate le attrezzature di cui il Comune di Villavallelonga si è dotato in attuazione del progetto “Bando pubblico approvato con Determinazione DA 13/248 del 20/10/2011 per la concessione di incentivi finalizzati alla realizzazione di centri di stoccaggio per il trattamento dei materiali legnosi al fine di ottenere cippato e la posa in opera di impianti completi per l’utilizzo del cippato per la fornitura di energia termica (B.U.R.A. n° 68 del 11.11.2011)”.

Le attrezzature consistono in:

- Trattore NEW HOLLAND TD5.105 cabinato con aria condizionata comprensivo di caricatore anteriore a sgancio rapido e benna, cambio inversore idraulico, presa di forza 2 velocità e sincro, 3 distributori idraulici

- Rimorchio CAPRIOTTI tipo Dumper BCR/50 PD, apertura idraulica portellone, soprasponda e piedino idraulico

- Spaccalegna COMAR modello T26 orizzontale con caricatore idraulico e regolazione idraulico spacco e con attacco a tre punte

e saranno utilizzate a servizio dei due impianti a cippato per la produzione di energia termica realizzati a servizio del Centro visita del PNALM e della scuola.

A giorni si procederà anche al collaudo dei due impianti.

La realizzazione del progetto è stata curata dal Consorzio Forestale Le Valli dell'Orso.

Le foto della consegna delle attrezzature sono visionabili a questo link: https://photos.app.goo.gl/EpThFxQzCgvG23QJ2

Manuale criterio 5 GFS

pubblicato 11 set 2017, 10:22 da Presidenza ForestAbruzzo

È disponibile on-line il manuale che descrive il metodo di determinazione di nuovi Indicatori di Gestione Forestale Sostenibile (Forest Europe 2015) relativamente al Criterio 5 - Funzioni protettive nella gestione forestale.

Vengono descritte le procedure per ottenere dati sui nuovi indicatori in merito alle funzionalità protettive svolte dalle foreste. Gli indicatori proposti, di tipo quantitativo e con esplicito significato ecofisiologico, forniscono informazioni sullo stato protettivo delle foreste con particolare riferimento al ruolo della copertura per la regimazione delle acque e alla difesa dei suoli forestali dall’erosione.
Per ciascun indicatore proposto viene spiegato il significato e vengono date indicazioni dettagliate sulle modalità di campionamento, l’elaborazione e l’interpretazione dei dati.

Scarica il manuale

FLOSS: LACO-Wiki

pubblicato 11 set 2017, 10:15 da Presidenza ForestAbruzzo

La precisione di una stima o la validazione è un momento chiave per la creazione di una mappa di copertura del suolo. Un nuovo strumento denominato LACO-Wiki consente di determinare l'accuratezza della mappa di copertura del suolo con una semplice procedura in quattro fasi.

Si inizia con il caricamento della mappa creata usando per esempio immagini Landsat. Quindi si crea un campione per la convalida. Il passo tre è quello di interpretare visivamente il campione, utilizzando immagini satellitari ad alta risoluzione (prese da Google o Bing oppure caricando le proprie immagini tramite un servizio Web Map). L'ultimo passo è quello di calcolare l'accuratezza della mappa.

Tutto il processo avviene via-web e non c'è bisogno di istallare alcun software.

Con LACO-Wiki è anche possibile condividere il campione con più utenti per eseguire la convalida insieme.

Lo strumento è attualmente utilizzato attivamente per la ricerca e per la convalida dei servizi Copernicus di monitoraggio ad alta risoluzione del territorio europeo in alcuni paesi. In futuro potrà essere possibile effettuare una stima delle aree, la convalida del rilevamento delle modifiche.

LACO-Wiki è liberamente utilizzabile all'indirizzo: https://laco-wiki.net/en/Welcome.


L'evoluzione della materia forestale nelle politiche dello sviluppo rurale

pubblicato 11 set 2017, 10:12 da Presidenza ForestAbruzzo

L'importanza economica delle risorse forestali dell'Unione europea e il riconoscimento del loro valore culturale, sociale e ambientale, contrasta con l'assenza di una politica forestale comunitaria analoga a quella che si è sviluppata in ambito agricolo.

Le foreste, ampiamente considerate all'interno di altre politiche settoriali, hanno trovato attuazione quasi esclusivamente nelle politiche agricole e nelle politiche di sviluppo rurale.

Il comparto forestale si è progressivamente affrancato da quello agricolo, sviluppando da un lato una propria strategia autonoma, dall'altro integrandosi all'interno delle diverse fasi di programmazione delle politiche di sviluppo rurale, con le politiche per la conservazione e salvaguardia della biodiversità e per la lotta al cambiamento climatico.

Questo ha permesso di definire e realizzare interventi non più strumentali al settore agricolo ma destinati al miglioramento economico ed ecologico delle foreste, con particolare attenzione a quelle con funzioni protettive ed ambientali. Nel corso del tempo si è poi data sempre di più enfasi alla pianificazione forestale, quale strumento indispensabile per una attuazione efficace delle misure.

Viene inoltre, sottolineata l'importanza del coordinamento tra le strategie, i programmi territoriali di pianificazione settoriale e i Programmi regionali di sviluppo rurale.

Le diverse azioni messe a punto dall'Ue per il settore forestale, oltre ad aver subito l'influenza dal contesto normativo in cui venivano proposte, hanno anche risentito del livello e qualità di attuazione promossa dai singoli Stati membri.

Articolo completo di RAUL ROMANO su: www.agriregionieuropa.univpm.it.


L’uomo non serve alle foreste, ma le foreste servono all’uomo

pubblicato 6 set 2017, 11:22 da Presidenza ForestAbruzzo   [ aggiornato in data 6 set 2017, 11:36 ]

Le foreste occupano un terzo del territorio italiano, cioè circa 11 milioni di ettari (www.sian.it/inventarioforestale). Contrariamente a quanto si pensa, in Italia la superficie forestale è da tempo in costante crescita, e negli ultimi 10 anni è aumentata in media di 57.000 ettari all'anno. Questo non tanto grazie ai rimboschimenti, pressoché assenti, ma all'espansione naturale delle foreste sui terreni abbandonati dall'agricoltura e dal pascolo in seguito allo spopolamento delle zone rurali e montane.

 I boschi sono in espansione su tutto il territorio italiano sulle superfici un tempo coltivate (Gressan, Aosta)I boschi non sono solo importanti in sé, ma offrono all'uomo "servizi" fondamentali: il legno come materiale rinnovabile (di cui l'uomo ha comunque bisogno) e fonte di energia più "pulita" del petrolio; la protezione di strade e città dal pericolo di caduta massi, valanghe e colate di detriti; l'assorbimento dei gas serra emessi dall'uomo (soprattutto se le foreste sono "giovani" come quelle italiane); l'abbattimento dell'inquinamento chimico, acustico e termico nelle città; un luogo dove rigenerare corpo e mente, con effetti ormai comprovati da diverse ricerche in campo neurologico.

Questi benefici sono offerti gratis da boschi che soddisfino solo poche caratteristiche minime, ma avrebbero un costo molto elevato se dovessero essere prodotti in altri modi. Infatti, mentre il valore economico del settore legno in Italia è di soli 400 milioni di € (ISTAT 2010), o lo 0.02% del PIL, il valore dei servizi ambientali delle foreste (che nessuno paga, ma di cui tutti beneficiamo) è stimato in oltre 5 miliardi di €.

Foreste in aumento, gestione in declino

Il fallimento del mercato nel rendere esplicito e sostenere il valore dei servizi ambientali è noto. Ma stupisce come in Italia le politiche forestali siano trascurate da almeno 15 anni. Esistono, certamente, ostacoli logistici e burocratici: due terzi delle foreste italiane sono in mano a piccoli proprietari privati che spesso ignorano di possederle, rendendo difficile una gestione coordinata su ampia scala; le foreste pubbliche sono in massima parte di proprietà dei Comuni, che raramente dispongono delle risorse e delle competenze necessarie a garantire una gestione pianificata e sostenibile; inoltre dal 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione, le competenze forestali sono in capo alle Regioni, cosa che ha generato un mosaico di leggi forestali regionali e politiche di investimento eterogenee e troppo soggette ai compromessi politici locali.

Tuttavia, è un fatto che in Italia solo il 30% del legno che cresce ogni anno (e che quindi è interamente utilizzabile senza intaccare il "capitale" forestale esistente) viene utilizzato come risorsa. Ma di legno c'è bisogno, quindi l'Italia (con i suoi mobilifici di eccellenza) è diventata il primo importatore di legname grezzo d'Europa. In questo modo si è persa l'opportunità di generare posti di lavoro, ed è alto il rischio di danneggiare foreste di grande valore ambientale (e le comunità che ci vivono intorno) nei paesi in via di sviluppo, da cui è più economico importare il legno (spesso estratto illegalmente) piuttosto che estrarlo in Italia.

Il problema non è solo di tipo produttivo: senza gestione, una foresta continua certamente a esistere, ma potrebbe non svolgere le sue funzioni nel modo migliore per l'uomo. Ad esempio, nei boschi un tempo utilizzati per l'approvvigionamento di legna da ardere, e oggi abbandonati, il suolo e i versanti sono in genere più instabili che in un bosco regolarmente gestito.

È sempre possibile gestire il bosco in modo sostenibile: il taglio degli alberi non è una catastrofe ambientale, soprattutto nei boschi Europei che sono da secoli influenzati dalla mano dell’uomo. Ogni anno in Italia da 100 a 300 studenti conseguono la laurea magistrale in Scienze Forestali e Ambientali (fonte: Almalaurea). Questi professionisti forestali conoscono le tecniche per gestire il bosco in modo da utilizzare la risorsa legno, conservando al tempo stesso il bosco e le sue funzioni ambientali.

Quello che manca sono gli investimenti: per gestire i boschi occorre anzitutto raggiungerli, ad esempio tramite piste temporanee o teleferiche. E l'Italia è uno dei paesi Europei con la più scadente accessibilità forestale, il più basso grado di penetrazione della tecnologia nel settore delle utilizzazioni forestali e la più bassa porzione di foreste soggette a pianificazione sostenibile. I fondi destinati a questo scopo provengono in massima parte da contributi Europei anziché nazionali, e non hanno una continuità che garantisca lo sviluppo strutturale del settore e dei relativi posti di lavoro.

Il fuoco, questo sconosciuto

Nelle foreste mediterranee il fuoco non è un estraneo. La vegetazione di gran parte d'Italia e il clima dominato da estati calde e secche fanno sì che, una volta acceso, il fuoco possa propagarsi rapidamente, soprattutto nel Sud Italia. Questo non è necessariamente un male: alcune specie vegetali sono addirittura dipendenti dal fuoco per la loro presenza. Inoltre, anche qualora tutti gli incendi venissero spenti con la massima efficacia, questo finirebbe per far accumulare nel tempo la vegetazione potenzialmente combustibile, producendo rari ma devastanti incendi estremi (è il "paradosso del fuoco", salito alla ribalta dopo i grandi incendi del 1988 nel Parco Nazionale di Yellowstone).

In realtà esistono due tipi di incendio: in quello "radente" le fiamme rimangono a livello del suolo, con effetti neutri o talvolta positivi sulla permanenza del bosco. Solo se esiste una "scala di combustibili" fatta da arbusti alti e alberi con rami bassi, le fiamme "radenti" possono salire, generando un incendio "di chioma" molto più intenso, pericoloso e difficile da estinguere. Oltre una certa soglia di intensità e altezza delle fiamme, invece, anche i Canadair diventano inutili, per non parlare del pericolo a cui sono esposte le squadre di terra, sempre presenti e spesso composte in gran parte da volontari.

In ogni caso, anche dopo un incendio "di chioma" la vegetazione è in grado di riprendersi dopo qualche anno. Le superfici "percorse" da fuoco non sono quindi irrimediabilmente distrutte (come invece nel caso della cementificazione e dell'inarrestabile consumo di suolo di cui l'Italia soffre). Il problema è piuttosto generato dal fatto che, fino alla ripresa della vegetazione, il bosco non può più fornire legname, assorbire carbonio, o proteggere dalle colate di detriti, che sono il pericolo principale quando nelle aree bruciate arrivano le prime piogge.

La balla dei piromani

Due sono le condizioni fondamentali perché si produca un incendio: una causa di innesco e una vegetazione che permetta il propagarsi delle fiamme. In un bosco in cui la vegetazione non è continua, con alberi distanti tra loro e chiome distanti dal suolo, oppure se la vegetazione è umida per una recente pioggia, o ancora se a terra mancano foglie secche e rami fini che possano prendere facilmente fuoco (come la carta in un caminetto), l'incendio, anche se appiccato, si propagherà poco e sarà più facile da spegnere.

Si capisce allora come l'attenzione posta dai media ai cosiddetti "piromani" sia sproporzionata e distragga dal problema reale. La piromania è una malattia mentale riscontrata in rarissimi casi; oltre la metà degli incendi in Italia è causata da negligenza, e solo 4 su 10 ha un accertato movente doloso (http://bit.ly/2vf1D1F). Inoltre, la legge 353 del 2000 impone il divieto di cambio di uso del suolo e di edificazione per 15 anni nelle aree percorse da incendio, di cui ogni catasto comunale deve mantenere una cartografia; la speculazione edilizia è perciò oggi molto poco plausibile come movente di incendio doloso. Intervistato a Zapping il 18 luglio scorso, il dottore forestale Luca Tonarelli del gruppo SISEF “Gestione Incendi Boschivi” ha spiegato come siano infondate, almeno finché non vengano effettuati gli accertamenti giudiziari, le ipotesi di disegni mafiosi o eversivi prontamente formulate da media e politici in cerca di comodi quanto inafferrabili capri espiatori.

Gli incendi si spengono venti anni prima

Le cause profonde delle estati come quella in corso sono due: i cambiamenti climatici e l'assenza di investimenti nella gestione forestale. Anzitutto, gli incendi sono legati a filo doppio alla siccità, che rende infiammabile la vegetazione e fa sì che un incendio, una volta innescato, si propaghi. Giugno 2017 è stato il secondo mese più caldo nella storia delle misurazioni climatiche, preceduto solo da giugno 2003. Allora come oggi, ondate di calore di rara intensità hanno colpito l'Europa meridionale. La frequenza con cui questo avviene è in deciso aumento rispetto alla storia recente del clima; è stato ampiamente previsto che il riscaldamento globale, causato in massima parte dalle emissioni di gas serra dell'era industriale, determinerà un aumento di intensità, frequenza, e durata delle siccità e delle ondate di calore in questa parte del mondo.

Contrastare i cambiamenti climatici è possibile e doveroso, ma richiede tempo. Se anche le emissioni di CO2 cessassero completamente, nel 2100 l’atmosfera sarebbe comunque più calda di 1.5°, a causa della quantità di gas serra già emessa e del fatto che la fisica del clima terrestre è reversibile solo in parte.

Una soluzione più immediata, economica, e a portata di mano è quella di rendere la vegetazione meno capace di diffondere un incendio. Si tratta delle tecniche di "selvicoltura preventiva": diradare gli alberi, eliminare gli arbusti, i rami bassi e i rametti fini al suolo per diminuire la continuità dei combustibili, aprire fasce libere da vegetazione per interrompere il passaggio di un eventuale fronte di fiamma (i "viali tagliafuoco").

Non è possibile sottoporre a questo trattamento la totalità dei boschi italiani, e non è realistico pensare che le piccole comunità che ancora abitano le zone rurali e montane "puliscano" il bosco con la stessa intensità e capillarità di cinquanta o cento anni fa, quando ogni pezzo di legno aveva un grande valore economico. Tuttavia si possono individuare le aree dove un intervento di questo genere è più efficace, in quella che è a tutti gli effetti diventa una pianificazione strategica.

Il problema principale come nel caso di altri rischi naturali (terremoti, alluvioni), si dovrebbe porre in questi termini: chi fa la prevenzione, e con quali risorse economiche. Le Regioni hanno l'obbligo di dotarsi di un Piano Antincendi Boschivi ogni tre anni, ma gli interventi prescritti dai piani restano disattesi se non vengono investiti fondi per realizzarli. E i tagli alla spesa pubblica, inclusa quella che sa produrre soluzioni innovative nel settore della gestione delle foreste e degli incendi, hanno allontanato le condizioni adatte alla soluzione strutturale dei problemi.

Le soluzioni

Sviluppare una strategia forestale organica in Italia può produrre simultaneamente molti benefici: l'aumento della reddività dei boschi italiani per l'approvvigionamento di legno e energia; la creazione di posti di lavoro nella filiera legno e nel settore strategico ambientale; l’aumento della qualità dei servizi ambientali prestati dai boschi all'uomo, come la protezione dai pericoli idrogeologici e la mitigazione dei cambiamenti climatici; la diffusione del presidio del territorio e della gestione preventiva degli incendi; la diminuzione della spesa pubblica sanitaria e di quella impiegata nella risposta emergenziale ai rischi naturali.

Alcuni passi per conseguire questo risultato possono essere:

l'attivazione della Direzione Generale Foreste presso il MiPAAF come ente di coordinamento e controllo delle competenze forestali locali;

l'aumento degli investimenti in pianificazione forestale, viabilità forestale, e il sostegno alla formazione del personale e alla meccanizzazione delle imprese di utilizzazione boschiva;

l'incentivo, economico e legale, alla consorzialità dei proprietari boschivi, sia privati che pubblici, per superare gli ostacoli legati alla frammentazione del territorio e alla carenza di competenze, per moltiplicare gli esempi virtuosi di Consorzi Forestali che gestiscono con efficienza e efficacia larghi tratti di boschi pubblici e privati;

l'avvio di meccanismi di compensazione del mercato per valorizzare i servizi ecosistemici non produttivi generati dalle foreste e compensare i proprietari che si rendano responsabili di una gestione capace di incrementarne la fornitura (es. sistemi di crediti volontari di carbonio, o pagamenti per la protezione del suolo, della biodiverità o della qualità dell'acqua nelle aree boscate);

Occorre il coraggio e la coerenza di impostare un'azione politica in cui il territorio sia al centro, a partire dai fatti anziché dai luoghi comuni e dalle facili accuse in tempo di emergenza.

A PROPOSITO DI BOSCHI, INCENDI E GESTIONE ATTIVA

pubblicato 31 ago 2017, 08:15 da Presidenza ForestAbruzzo   [ aggiornato in data 31 ago 2017, 08:21 ]

L'immagine può contenere: cielo, spazio all'aperto e natura“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.”

(Henry David Thoreau - Walden ovvero Vita nei boschi)

 

A PROPOSITO DI BOSCHI, INCENDI E GESTIONE ATTIVA

La legge che vieta interventi sulle aree bruciate per i successivi cinque anni dall’incendio ha una sua ragion d'essere: eliminare "senza se e senza ma" una motivazione economica al provocare incendi.

Rimettere in discussione questo principio, sia pur per motivazioni lodevoli, rischia di incrementare in futuro gli incendi dolosi, come purtroppo è accaduto in passato in altre regioni d’Italia.

La natura farà il suo corso e, con il tempo, si riprenderà lo spazio bruciato. Non dimentichiamo che negli ultimi 10 anni la superficie boschive è cresciuta del 20%.

Ovviamente ciò salvo dove l'intervento è necessario per evitare ulteriori e gravi danni.

Le poche risorse disponibili sarebbero più utilmente utilizzate se spese per la PREVENZIONE.

Perché quello che è accaduto quest'anno, ma che era accaduto anche più gravemente nel 2007 anche si è già dimenticato quell'anno orribile, non accada più.

O almeno che ne siano mitigati gli effetti negativi.

Si tornino quindi a realizzare fasce parafuoco, si realizzino e si mantengano piste forestali con finalità sia parafuoco che di mobilità dei mezzi antincendio, si "pulisca" il bosco eliminando la massa in eccesso, si rinaturalizzino le pinete, si torni, più in generale, ad una GESTIONE ATTIVA DEL BOSCO.

Si esca dalla logica che per i nostri boschi la cosa migliore sia “il non far nulla”. Questo porta solo ai risultati di questi giorni. Se i boschi attaccati dal fuoco fossero stati muniti di fasce parafuoco, fossero stati raggiungibili dai mezzi antincendio a terra attraverso una rete di strade forestali, quanti ettari sarebbero stati risparmiati? E quanta flora, fauna, biodiversità si sarebbe veramente preservata?

Solo operando attivamente per la prevenzione da questi disastri naturali nei prossimi anni ci potranno essere meno incendi, e quelli che comunque purtroppo ci saranno, saranno meno distruttivi.

Molte di queste attività non necessitano neppure di risorse pubbliche, ma solo di modifiche legislative e regolamentari regionali tendenti alla sburocratizzazione e allo snellimento delle procedure.

La burocrazia e regole assurde hanno ucciso le attività forestali, e aperto la strada ai disastri di questi giorni. Ora bisogna pensare a spegnere, ma dopo bisognerà riaprire una serena e costruttiva discussione per tornare a fare manutenzione nei nostri boschi, per non farli morire.

E non tocchiamo il tema delle risorse. Quanti chilometri di fasce parafuoco si sarebbero fatte con un'ora di canadair?

Tra l’altro ci permettiamo segnalare che alcune risorse, per interventi specifici, già sono immediatamente disponibili, pensiamo alle misure PSR 8.3.1 (prevenzione dei danni da incendi e disastri naturali) e 4.3 (viabilità rurale e forestale). Misure anche con buone dotazioni finanziarie incrementate dalla solidarietà delle altre regioni in seguito a sisma e nevicate.

Vanno solo attivate avendo cura però di predisporre bandi semplici, che non abbiano costi eccessivi per il solo predisporre progetti che poi magari non saranno finanziati, e le cui attività siamo poi celermente realizzabili, senza doppie e triple autorizzazioni, magari contraddittorie fra loro.

Sarebbe veramente lodevole se la Regione desse l'esempio di uscire dalla logica della pura emergenza, dell’arrivare quando il danno è fatto, per attuare nelle prossime settimane, a fuochi spenti, una POLITICA LUNGIMIRANTE DI VERA TUTELA DELLE FORESTE ABRUZZESI che, non dimentichiamolo, rappresentano oltre il 40% del territorio regionale.

Lanciamo quindi davvero un invito a tutti di decisori, a tutti i livelli, di “andare per boschi per vivere con saggezza”, come dice Thoreau nel suo libro, così da operare per preservare davvero questi grandi monumenti naturali che ci sono stati lasciati dai nostri padri e che dobbiamo lasciare ai nostri figli, per “vivere”.

Angelo Salucci

presidente


Gaspar Rino Talucci

Vice-presidente


Michele De Capite Mancini

presidente

 

 

 

 

 

 

FORESTABRUZZO e CONDOTTA FORESTALE associano 10 Consorzi Forestali abruzzesi cui fanno capo circa 30 comuni forestali in Abruzzo, e gestiscono circa 10.000 ettari di boschi di proprietà soprattutto comunale.

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